La Casa

IL SACRO CUORE :

un “laboratorio educativo” che compie 80 anni

Quando nel 1937 i Guanelliani giunsero a Fasano, si trovarono tra le mani la viva realtà di una istituzione educativa iniziata, curata e diretta personalmente da quel grande educatore che fu Don Sante Perna.

Da parte dei nuovi arrivati si trattava di garantirne la continuità. Assicurare cioè la gestione, l’organizzazione e la funzionalità della Casa. Soprattutto preoccuparsi che l’azione educativa, affidata ora alla attenzione di più educatori, continuasse la sua incidenza sugli allievi, diventati anch’essi numerosi e disparati: apprendisti artigiani, ragazzi delle elementari, giovani studenti.

Si iniziò all’insegna della tipica espressione dei tempi: “curare il buon andamento della casa”, che significava prendersi cura del bene degli allievi ed essere pronti, in un ambiente fatto di semplicità e di penuria materiale, a far di tutto dal rattoppare i vestiti dei ragazzi, ad aggiustarne le scarpe, a tenere puliti i locali…, a vigilare sulla disciplina e sullo studio.

Una prima fase, che ben presto lasciò il posto ad una impostazione pedagogicamente più attenta e più aperta, facendo assumere lentamente all’Istituto la fisionomia di vero “laboratorio educativo”, dove se mancavano ancora progetti brillanti ed ambiziosi, si imponeva la ricerca di un comune indirizzo, educativo, interessato al quotidiano e tutto centrato nel trinomio caro alla pedagogia guanelliana: “vedere, prevenire, provvedere”.

Nella fase più recente, l’Istituto si è dato una veste totalmente innovativa, trasformandosi in “Comunità residenziale” prima e “ Comunità Educative “ poi per il recupero di ragazzi e giovani in difficoltà familiari, sociali, scolastiche. Vi presiede una équipe specialistica. E’ costante il riferimento alla condizione dei destinatari e all’ambiente da cui provengono. Si fa ricorso alle risorse fornite dalle scienze dell’educazione. Si applicano particolarmente le indicazioni pedagogiche che la Congregazione va maturando nel tempo ( P.E.G. Progetto Educativo Guanelliano ).

Oggi, quel “laboratorio”, messo in piedi quasi per istinto educativo dai primi Guanelliani scesi a Fasano, ma poi via via arricchito e attrezzato secondo le esigenze dei tempi e i bisogni dei destinatari, oggi compie 70 anni. Una ricorrenza che i responsabili attuali della Casa vogliono, e giustamente, onorare.

Lo fanno anche con la presente pubblicazione, il cui primo intento è quello di raggiungere, oltre gli amici di sempre (benefattori ed ex allievi), un pubblico più vasto e sintonizzarlo sul merito e sull’importanza dell’Opera. Costruite su fonti di prima mano, queste pagine del P.O.F. aiuteranno gli ospiti delle Comunità Educative e i lettori in genere a scoprire con soddisfazione non solo una tra le più benemerite centrali educative, di cui la Puglia è ricca e va fiera, ma anche a verificarne l’influsso sul territorio, nonostante le difficoltà incontrate nel suo procedere storico e che incontra al presente, dove sono rese più ardue dall’inerzia e dal conformismo culturale del lavoro educativo.

Ma c’è un secondo obiettivo, che questa pubblicazione vuol raggiungere: dire, attraverso la parola dei protagonisti (educatori ed educati) quali linee pedagogiche sono state forgiate ed applicate loro da questo “laboratorio educativo”. Anche qui si vogliono aiutare i lettori a saperne di più, ad avvicinarsi quanto più possibile alle idee su cui si è costruito in questi 70 anni il lavoro educativo. Talora appariranno problematiche? Ma ciò sarà molto realistico ed eloquente: raramente l’impegno educativo rassomiglia ad una marcia trionfale.

L’attenzione suprema in questo “laboratorio” è data alla moralità e alla formazione ai valori religiosi. E’ lo scopo primario dell’intero lavoro, non sempre proclamato, perché traguardo evidente e risaputo, indicato da don Guanella ai suoi continuatori: «fare buoni cristiani e cittadini onesti», «educare ragazzi sani, savi, sapienti».

La cornice di tutto è un diffuso clima di amore educativo. Nella casa, più che teorizzarlo, lo si pratica, abbinandolo al discorso sul rispetto riverenziale per l’educatore, che è l’amico fraterno, compagno di giochi e di lavoro.

Si fa leva sul senso di responsabilità, di serietà nell’applicazione allo studio, alla convivenza fraterna, condizione indispensabile per un vero tirocinio all’arte della vita.

  1. Le nostre radici

L’Istituto Sacro Cuore (oggi Comunità Residenziali) nasce il 7 luglio 1934, ad opera di un grande uomo, quale fu Don Sante Perna, nato a Fasano il 28 dicembre 1879. Egli dedicò tutta la sua vita alla virtù, al sacrificio e al prossimo, raccogliendo nella sua Casa Orfani, ragazzi bisognosi e poveri del tempo.

Il 10 luglio del 1934 fu nominato parroco a Fasano e non potendo più da solo accudire tanti fanciulli, dopo tante peripezie, scritti e domande, il 25 maggio 1937, con apposito atto, fece dono della Casa Orfani, all’Opera Don Guanella.

Dal 1934 ad oggi il “Sacro Cuore” ha aperto le sue porte a più di 6.500 ragazzi offrendo la sua opera educativo-assistenziale. Nel 1997 sono stati festeggiati i 60 anni di vita dell’istituto Sacro Cuore dell’Opera Don Guanella.

Per i religiosi e i laici del “Sacro Cuore”, ciò ha significato non un punto d’arrivo, ma un nuovo inizio finalizzato ad una fruttuosa continuità tra passato e futuro.

Già a livello geografico, posta in altura e di fronte al paese, la Casa ha rappresentato per il territorio fasanese da sempre un punto di riferimento. La dimostrazione di ciò è data dai rapporti che oggi la Casa intrattiene con il territorio più prossimo e distante: scuole, parrocchie, Comune, Provincia, Regione, ASL, Tribunali per i Minorenni ecc. Pertanto, il “Sacro Cuore” è una essenziale componente della città di Fasano che con essa interagisce, così come è noto al più ampio livello regionale.

Nel corso degli anni la Casa ha costruito una fitta rete di collaboratori, ex allievi, benefattori, amici e volontari che ad essa offrono il loro prezioso contributo umano e professionale.

  1. La nuova identità socio-educativa

L’opera educativa svolta dal “Sacro Cuore” è sempre stata adeguata ai bisogni della persona. Il percorso di ricerca non si è mai interrotto. 

La normativa vigente prevede la chiusura degli istituti nel dicembre 2006 (legge 149/2001, art. 2) realizzata grazie alla legge dello Stato 328/2000 e a quella della legge Regione Puglia 4/2007. Certamente una realtà educativa come la nostra, presente da oltre 80 anni e fortemente voluta da tutti i fasanesi, non poteva che ripensarsi e trasformarsi per dare nuove risposte a chi chiede aiuto. Già dal 2000 operiamo sul territorio attraverso nuove strutture, le Comunità Educative, dove è impegnata un’équipe e educatori professionisti.

I modelli educativi di riferimento rispondono ai principi pedagogici attuali, che trovano attuazione nel PEG (Progetto Educativo Guanelliano), nel PEL (Progetto Educativo Locale), nel PES (Progetto Educativo di Settore), nel PEI (Progetto Educativo Individualizzato), nel PERI (Progetto Educativo Riabilitativo Individualizzato) nel POF (Piano Offerta Formativa) e nella CEL (Comunità Educativa Locale).

  1. Contesto sociale

La Casa, sempre permeata dello spirito caritatevole e della pedagogia di Don Luigi Guanella, continuamente aggiornata grazie all’apporto delle discipline pedagogiche, psicologiche e sociologiche, svolge un servizio mirante al recupero integrale del minore: sulla base del PEG viene stilato un PEI che possa rispondere in modo specifico ed unico al bisogno del singolo minore.

Una nota è dominante al “Sacro Cuore”: lo stile di vita familiare. Lo s trova nella giornata dei piccoli ospiti; nei rapporti di semplicità e tenerezza; nell’arredamento e nelle dimensioni delle camere per il riposo; nei vari soggiorni accoglienti; nel personale specializzato, ca­pace di calarsi nelle varie problematiche dei minori; nell’équipe socio-psicopedagogica; nella formulazione di piani educativi coraggiosi che si avvalgono di tecniche e metodologie moderne senza tralasciare il riferimento a Don Luigi Guanella e a Don Sante Perna; nella maggiore collaborazione degli Enti Invianti dei minori e delle scuole da esse frequentate poiché più che valido si ritiene il loro apporto sociale e professionale.

L’intero servizio reso dalla Casa interagisce con il territorio anche attraverso il Piano di Zona dell’Ambito Territoriale BR/2 di Fasano, Ostuni e Cisternino.

Inoltre, la Casa interagisce con il territorio attraverso rapporti di collaborazione con scuole, associazioni di volontariato e cooperative sociali, secondo una progettualità che è singola per ogni comunità la Casa stessa gestisce. Esiste un valido rapporto con la Chiesa locale anche se sarebbe opportuno intensificarlo attraverso maggiore scambio e collaborazione.

  1. Sui passi dei due maestri

Don Sante Perna fa da ponte tra Don Luigi Guanella e noi. Egli è per noi, come Don Guanella, un insigne modello nella generosità totale, nella capacità di farsi prossimo di chi è nel dolore, nella tenacia e nello spirito di sacrifi­cio; un Uomo, immerso nella vita, nelle idee, nelle passioni, nelle azioni del suo tempo, che volle permeare tutta la sua esistenza di carità. Sentendo arrivare la sua ora, Don Sante chiamò i sacerdoti di Don Guanella per continuare la sua opera caritativa. Si rivolse agli specialisti della carità per affidare loro il suo “Sacro Cuore”. Questo Istituto, frutto dell’ispirazione divina nonché della benevolenza di don Sante, da subito trovò nei Servi della Carità una guida forte, sincera e paziente.

La Casa “Sacro Cuore” non potrà mai dimenticare Don Guanella e Don Sante, non solo per dovere di riconoscenza e gratitudine, ma anche per meglio comprendere le origini di un’opera così importante. I due, infine, rappresentano il nostro impegno a proseguire la testimonianza di carità.

Le spoglie mortali di Don Sante riposano nella chiesa della Casa “Sacro Cuore”, una prossimità anche fisica che da un lato, comprova l’affetto che saldamente congiunse Lui ai Suoi orfani durante la vita terrena e dall’altro è di aiuto e conforto ai successo­ri.

A noi, chiamati a sostituire don Sante e don Guanella in un campo già dissodato dal loro originario lavoro, nonché fa­voriti da un maggior numero di personale qualificato, il compito di appro­fondire, precisare, e dare compimento a quanto, ad ogni livello, da lo­ro già avviato.

  1. Oltre i Fondatori: ’integrazione tra religiosi e laici

Quasi sempre all’origine di una realtà di accoglienza c’è un prete o un religioso, il cosiddetto fondatore. Nell’oggi di Chiesa che stiamo vivendo si vuole verificare se oltre i fondatori ci possano essere altri preti, altri religiosi oppure se il testimone può passare ai laici. Dalla riflessione emerge con sufficiente chiarezza che “oltre” non ci saranno gli uni o gli altri, bensì si rappresenterà l’incontro di due vocazioni: quella dei consacrati e quella dei laici. È la valorizzazione dello specifico di ciascuno che permette la costruzione di una realtà di accoglienza ricca di molte complementarità tra le quali quella centrale tra religiosi e laici che consente di andare oltre il fondatore.

  1. Mantenere una tensione di fondazione

Diventa sempre più importante lavorare in una realtà di accoglienza sentendosi dentro un servizio in continua evoluzione. Questo significa pensare la fondazione come un inizio al quale guardare senza sudditanza, ma piuttosto come la spinta iniziale di un qualcosa che si mantiene in cambiamento e che occorre contribuire a spingere oltre. La fondazione non può essere l’unico atto creativo di un’esperienza e il tempo non può avvolgersi intorno a se stesso. Serve mantenere una tensione di fondazione, alimentare un processo di aderenza ai nuovi bisogni che guardi avanti piuttosto che indietro, all’innovazione piuttosto che alla conservazione.

Il rischio di ritrovarsi “orfani” quando il fondatore non c’è più, sussiste nella misura in cui tutto dipende da lui, è riferito a lui, è centrato su di lui. Se una realtà di accoglienza si radica nel territorio saranno le persone e le istituzioni a farsi carico della responsabilità di non perdere un’opportunità di benessere per tutti. Anche questa prospettiva disegna un movimento da una persona ad un ambiente di vita, da un servizio ad una rete di relazioni. La maturità di una risposta di accoglienza è nell’integrazione e nella sinergia con le altre realtà presenti nello stesso territorio.

  1. La dimensione religiosa e cristiana

Come capacità di interrogarsi sul senso ultimo dell’esistenza e come disponibilità ad accogliere, nella ricerca di risposte, la proposta della parola rivelatrice di Dio.

Questo impegna la comunità educativa a:

– favorire l’acquisizione di conoscenze serie e corrette sul fatto religioso e in particolare sulla persona e il messaggio di Gesù Cristo; sulle forme storiche del cristianesimo, che aiutino nella ricerca del senso dell’esistenza e conducano a libere e motivate scelte;

– aiutare nella formazione di atteggiamenti ispirati a una religiosità autentica, quali l’amore per la verità e il desiderio di cercarla, la capacità di stupirsi e di contemplare, il senso del mistero, la capacità di autentico rispetto e tolleranza nei confronti delle altrui posizioni;

– promuovere la capacità di sintesi tra fede e cultura.

  1. Il carisma guanelliano

È l’annuncio biblico della paternità di Dio. Don Guanella si fece portavoce di questo precetto nella sua vita di tutti i giorni, indirizzando alla realizzazione concreta di tale concetto tutta la sua opera terrena. Dio è padre di tutti e non dimentica né emargina i suoi figli, in quest’ottica acquista importanza l’attenzione al povero, accolto e sollevato dalla miseria per il valore originario che ogni uomo possiede insito nella sua natura di essere umano, in quanto creato ad immagine e somiglianza di Dio Padre.  In questo contesto trova spazio anche l’attuazione della carità, riconosciuta come la strada per mettere in pratica gli insegnamenti del nostro Padre fondatore.

Don Guanella ci ha ricordato gli insegnamenti di Gesù, invitandoci a guardare alla figura di Dio come a quella di un Padre buono, lasciandoci in eredità il compito di guidare i nostri fratelli più piccoli verso la Casa del Padre per poi costruire insieme il Regno della Carità. “La carità è vincolo che lega i cuori (…), i cristiani non possono che rimanere feriti a vista del bene che è da fare”.

Ogni centro guanelliano, secondo le intenzioni del Fondatore, deve essere strutturato come una casa e lo stile di vita e dei rapporti interpersonali deve avvicinarsi il più possibile a quello di una famiglia. Nel far riferimento al modello di famiglia naturalmente guardiamo a quei valori universalmente validi che appartengono alla santa famiglia di Nazareth: la famiglia deve essere il luogo dove la persona si apre alla vita, conosce se stesso e i propri limiti, impara a convivere e rispettare l’altro. I membri della famiglia sono uniti da affetto reciproco e ciascuno, secondo capacità e ruolo, partecipano in comunione d’intenti alla realizzazione del bene comune, attenti al progresso e alla crescita uno dell’altro, camminando insieme nel dono reciproco e gratuito di sé. La famiglia è, però, anche il primo luogo dove si viene educati. Don Guanella poneva alla base del sistema educativo il metodo preventivo, che lui stesso definiva come “quello della carità e dell’amore. La disciplina dovrà mirare a prevenire, non a punire. Perché l’arte di educare è soprattutto opera di cuore”. Il metodo preventivo consiste nel circondare d’amore le persone e allontanare qualsiasi pericolo di caduta e così condurle per le vie del bene. Don Guanella fu un uomo coraggioso, che credeva fermamente nel valore del cuore dell’uomo, che non ammetteva riposo fin quando avrebbe incontrato sulla sua strada persone bisognose, da accudire e a cui provvedere. Don Guanella fece grandi cose, consapevole che in ogni sua azione egli era solo lo strumento del Padre, perché “è Dio che fa”: è questa l’eredità racchiusa nel monito con cui lasciò la vita terrena, “voi farete assai più di me” e della quale noi, suoi figli, dobbiamo sentirci investiti: portare avanti la sua opera di carità.  

  1. Il momento formativo

Intende favorire fra i ragazzi-giovani la nascita di rapporti di amicizia e di solidarietà, la maturazione del senso di corresponsabilità nella vita comunitaria, l’assunzione di un atteggiamento costruttivo nei confronti delle figure educative, il rispetto sostanziale dei regolamenti.

Favorisce i momenti di aggregazione fra ragazzi-giovani delle Comunità Educative sono occasioni di incontro fraterno per la crescita di un clima di amicizia e per la valorizzazione delle doti di ciascuno. La Comunità accoglie amici e colleghi di studi dei propri ragazzi-giovani per momenti di festa e di scambio culturale, secondo le modalità indicate nel regolamento interno. Naturalmente, secondo la legge dei vasi comunicanti, sensibilizza gli ospiti delle Comunità Educative a ricambiare la visita perché altamente formativa e socializzante.

Il dialogo personale e di gruppo con il Direttore delle Comunità Educative è un momento significativo della vita di Comunità, grazie al quale il ragazzo-giovane può verificare l’attuazione del suo P.E.I., i problemi della vita in Comunità, la partecipazione alle attività.

Gli educatori, nel rispetto del mandato contrattuale in materia di formazione, si impegnano nell’aggiornamento professionale o seguendo percorsi soggettivi esterni all’ambiente lavorativo oppure usufruiscono di opportunità formative messe a disposizione dalla stessa Casa “Sacro Cuore”. Tra queste, anche quella più rivolta all’esterno degli “Incontri di Sensibilizzazione e Aggiornamento per Educatori di Comunità, Assistenti Sociali e Operatori nell’Area Minorile” che hanno cadenza annuale e sono giunti alla ventisettesima edizione.

  1. La carta dei servizi

La “Carta dei Servizi” è il mezzo attraverso il quale qualsiasi soggetto che eroga un servizio pubblico o privato individua gli standard della propria prestazione, dichiarando i propri obiettivi e riconoscendo specifici diritti in capo al cittadino-utente-consumatore. Attraverso la Carta dei Servizi i soggetti erogatori di servizi si impegnano a rispettare determinati standard qualitativi e quantitativi, con l’intento di monitorare e migliorare le modalità di fornitura e somministrazione.

Infine, è lo strumento fondamentale con il quale si attua il principio di trasparenza, attraverso la esplicita dichiarazione dei diritti e dei doveri di coloro che erogano i servizi e di coloro che ne usufruiscono.

           11) La comunità educativa

La Comunità Educativa, così come è intesa e attualizzata dalla Casa “Sacro Cuore” è un ambiente di vita che, ispirandosi al principio pedagogico guanelliano del “clima di famiglia” presta viva attenzione alle esigenze e ai bisogni di crescita di ogni suo componente, in spirito di corresponsabilità e solidarietà, instaurando relazioni caratterizzate da semplicità, gioia, accoglienza, amorevolezza e dedizione.

È costituita da tutte le persone che la compongono e le danno vita: genitori, personale direttivo, educatori, ausiliari, esperti e specialisti. Fondamentale è che le funzioni e i ruoli, i   rapporti tra coloro che prestano la loro opera, ognuno secondo le proprie competenze, riescano a realizzare un insieme relazionale armonico.

La Comunità Educativa è centro propulsore, responsabile dell’esperienza educativa e culturale, in dialogo aperto con la società civile e la comunità ecclesiale della quale è e deve sentirsi parte viva.

Una comunità educativa si potrebbe definire anche “una famiglia più grande”, aperta ad altre famiglie più piccole, le quali affidano i loro componenti alla comunità allo scopo di promuovere la realizzazione della persona nella sua dimensione umana, sociale e religiosa.

Tutte le persone coinvolte, dagli operatori della comunità ai servizi affidatari, dalle famiglie ai ragazzi stessi, condividendo gli stessi principi e valori s’impegnano a realizzare un Progetto Educativo nel rispetto dei ruoli e delle capacità umane e professionali di ognuno.

L’ispirazione è quella caratteristica guanelliana discendente dalla pedagogia della quale Don Guanella fu iniziatore e promotore.

  1. 12) Funzioni, ruoli e servizi

Le Comunità Residenziali del “Sacro Cuore” sono dirette da un superiore religioso dell’Opera Don Guanella che garantisce l’indirizzo guanelliano delle attività e stimola a tradurlo nel vivere quotidiano. È coadiuvato da un gruppo di confratelli, Consiglio di Casa.

La funzione direttiva è affidata ad un membro della famiglia guanelliana: gli compete la vigilanza sul corretto svolgimento del progetto, dell’organizzazione e dell’azione educativa. Inoltre, coordina l’équipe e partecipa a tutte le riunioni.

L’azione educativa e riabilitativa tende alla promozione totale della persona, si propone di sviluppare e mantenere, per quanto possibile, tutte la capacità del soggetto in vista del raggiungimento di un’adeguata autonomia e di un’idonea integrazione sociale.

Per la realizzazione delle progettualità educative, generali e specifiche come sopra descritte, le Comunità del “Sacro Cuore”, in ogni caso sotto la direzione e responsabilità dei religiosi guanelliani presenti nella Casa, si affidano alle competenze delle seguenti figure professionali e lavorative.

12.a Direttore  scientifico di  comunità

Le sue ore sono variamente diversificate e impegnate nella sua presenza nelle comunità e nel monitoraggio dell’operato professionale degli educatori e delle altre figure professionali che hanno in carico i minori ospiti.   

Svolge i seguenti compiti

  • Cura i rapporti con gli enti invianti: Tribunali per i Minorenni, Comuni e ASL
  • Cura i rapporti con le famiglie dei minori ospiti
  • Partecipa alla progettazione ed alle procedure di autorizzazione e/o accreditamento
  • Cura la pre-accoglienza dei minori proposti per l’inserimento in struttura
  • Verifica e monitora le prassi di valutazione iniziale, intermedia e  finale
  • Segue i diversi interventi   rivolti   all’ospite e, nel rispetto della riservatezza professionale, ne riferisce al Direttore e all’équipe
  • Favorisce la comunicazione interna
  • È componente dell’équipe

12.b Neuropsichiatra

Medico specializzato nella prevenzione e cura delle anomalie dello sviluppo del bambino e dell’adolescente.

  • Cura i colloqui di pre-accoglienza per quanto attiene alla valutazione di ingresso
  • Cura la diagnosi, in collaborazione con lo Psicologo Psicoterapeuta, dei minori ospiti
  • Cura il trattamento farmacologico a livello di prescrizioni e monitoraggio dello stesso, attraverso colloqui periodici con frequenza variabile a seconda dei casi, in accordo con il neuropsichiatra o psichiatra ASL di riferimento di ogni paziente
  • Partecipa a riunioni periodiche con il Direttore Scientifico e lo Psicologo Psicoterapeuta. Con gli Educatori, la Pedagogista, l’Infermiere scambia informazioni relative ai pazienti in occasione dei colloqui con i pazienti o in riunioni appositamente convocate
  • Tiene colloqui di aggiornamento clinico con i genitori dei minori ospiti
  • Organizza e cura la cartella sanitaria specialistica
  • Partecipa alla stesura del Progetto Educativo Riabilitativo Individualizzato
  • È disponibile a contatti telefonici con gli operatori della struttura in caso di necessità riguardanti i pazienti minori ospiti

12.c Psicologo Psicoterapeuta

Esercita la professione, in ambito comunitario, tenendo conto delle dinamiche istituzionali comunitarie. Utilizza strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività terapeutiche, di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte ai minori ospiti, in gruppo e individualmente. Rivolge il suo intervento anche agli educatori (in gruppo e individualmente) relativamente a problematiche e dinamiche inerenti la loro professione.

Nello specifico: 

  • Cura i colloqui di pre-accoglienza per quanto attiene alla valutazione d’ingresso
  • Cura la diagnosi, in collaborazione con il Neuropsichiatra, dei minori ospiti
  • Cura i colloqui psicoterapeutici, riservati ai minori ospiti aventi bisogno, nonché i colloqui di sostegno e chiarificazione per l’infanzia e l’adolescenza fragile
  • Cura le attività terapeutiche di gruppo 
  • Cura la supervisione degli educatori (in gruppo e individualmente) nella gestione dei casi  
  • Partecipa alla stesura e verifica del Progetto Educativo Individualizzato (P.E.I.) e del Progetto Educativo Riabilitativo Individualizzato (P.E.R.I.)
  • È componente dell’équipe

12.d Assistente sociale

Agendo secondo i principi, le conoscenze e i metodi specifici della professione, svolge la propria attività nell’ambito del sistema organizzato delle risorse messe a disposizione dalla comunità, a favore dei minori ospiti per prevenire e risolvere loro situazioni di bisogno.

  • Organizza e promuove prestazioni e servizi per una maggiore rispondenza degli stessi alle particolari situazioni di bisogno e alle esigenze di autonomia e responsabilità dei minori ospiti, valorizzando a questo scopo tutte le risorse della comunità
  • Assiste il minore ospite e la sua famiglia, diventando per loro punto di riferimento
  • Stabilisce rapporti con le strutture territoriali al fine di tutelare i diritti dei minori ospiti
  • Instaura rapporti con gli organismi esterni alla comunità
  • Ricerca opportunità per agevolare l’integrazione sociale dei minori ospiti
  • Contribuisce a far conoscere la comunità all’esterno
  • Partecipa alla stesura e verifica del Progetto Educativo Individualizzato (P.E.I.) e del Progetto Educativo Riabilitativo Individualizzato (P.E.R.I.)

12.e Pedagogista

Si occupa dei processi educativi e formativi attraverso l’uso di strumenti conoscitivi, metodi, metodologie, tecnologie e tecniche di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di assistenza, di consulenza e trattamento in ambito educativo e culturale.

I suoi compiti sono

  • Cura i colloqui di pre-accoglienza per quanto attiene alla valutazione d’ingresso
  • Svolge attività in ambito educativo e formativo 
  • Monitora e supervisiona gli interventi a valenza educativa, formativa e pedagogica 
  • Sostiene gli educatori affinché sviluppino abilità relazionali e sociali
  • Sostiene la comunità affinché si crei un ambiente sereno e produttivo, ponendo particolare attenzione all’organizzazione del contesto educativo per la migliore formazione e crescita del minore
  • Intrattiene, insieme agli educatori, rapporti con le scuole, le famiglie, i servizi invianti
  • Presiede, insieme all’equipe, educatori, servizi invianti e famiglie alla stesura, dopo un tempo congruo di osservazione, del P.E.I.
  • Partecipa alla stesura e verifica del Progetto Educativo Individualizzato (P.E.I.) e del Progetto Educativo Riabilitativo Individualizzato (P.E.R.I.)
  • Imposta, insieme all’equipe, educatori, servizi invianti, famiglie una nuova organizzazione adeguata al periodo estivo.
  • Partecipa alle riunioni settimanali con lo psicologo e la neuropsichiatra.
  • È componente dell’équipe

12.f Educatori

Professionista sociale e sanitario, attua specifici progetti educativi e riabilitativi, nell’ambito del Progetto Educativo Individualizzato (P.E.I.) e/o del Progetto Educativo Riabilitativo Individualizzato (P.E.R.I.) elaborato dal gruppo degli educatori di ogni comunità con la partecipazione delle figure professionali presenti in équipe. Il lavoro di educatore è finalizzato allo sviluppo equilibrato della personalità del minore ospite, e si pone obiettivi educativo/relazionali in un contesto di partecipazione e recupero alla vita quotidiana. Inoltre, contribuisce in maniera sostanziale al positivo inserimento o reinserimento psicosociale dei soggetti in difficoltà.

Sono distribuiti in numero congruo per ogni comunità, agiscono in stretta collaborazione con i colleghi e sono alle dipendenze del Direttore.

  • Programmano, gestiscono e verificano interventi educativi di comunità mirati al recupero e allo sviluppo delle potenzialità dei soggetti in difficoltà per il raggiungimento di livelli sempre più avanzati di autonomia
  • Redigono il P.E.I., sotto la direzione della Pedagogista, in collaborazione con lo Psicologo Psicoterapeuta e l’Assistente Sociale
  • Redigono il P.E.R.I. sotto la direzione del Direttore Scientifico, in collaborazione con la Neuropsichiatra, lo Psicologo Psicoterapeuta e l’Assistente Sociale
  • Contribuiscono a promuovere e organizzare strutture, risorse comunitarie e sociali, al fine di realizzare il P.E.I. e/o il P.E.R.I.

Programmano, organizzano, gestiscono e verificano le proprie attività professionali con l’aiuto e la supervisione degli specialisti della équipe

  • Si coordinano e integrano con le figure professionali presenti nella équipe
  • Intrattengono rapporti oltre che, naturalmente, con i minori ospiti, anche con le loro famiglie, le scuole frequentate dai minori ospiti, il personale sanitario esterno e interno alla comunità
  • Impostano e sviluppano un rapporto educativo attraverso il quale mediare e sostenere le esperienze che il minore realizza nella scuola, nelle attività educative, formative e riabilitative e a contatto con le più varie agenzie educative, agevolando così il suo processo evolutivo personale e la progressiva conquista dell’autonomia
  • Armonizzano e animano la vita di gruppo in comunità, conducendo i minor ospiti a stabilire tra loro relazioni di amicizia e solidarietà in modo attivo e concorde, a interiorizzare gli interessi e le attività e i valori morali che il gruppo è capace di esprimere
  • Promuovono la fede in Dio, libera e responsabile, attraverso la testimonianza dei principi religiosi e per mezzo della loro presenza significativa, con la recita di semplici preghiere e la partecipazione ai principali momenti liturgici della settimana
  • Non utilizzano mai mezzi e strumenti di coercizione fisica, né ricorrono a forme di violenza psicologica, a castighi di ordine corporale e a qualsiasi eccesso di mezzi correttivi. Sarà soprattutto un atteggiamento personale fermo, chiaro e allo stesso tempo dialogante e comprensivo, l’espressione cioè di una propria maturità personale, che varrà a suscitare nel o nella minore un comportamento rispettoso e flessibile
  • Secondo calendario concordato e comunicato loro, incontrano lo Psicologo, la pedagogista e il Direttore ricevendo da ciascuno stimoli e sostegni diversificati per il lavoro e la loro formazione. Gli incontri con lo Psicologo si svolgeranno sia in gruppo e sia individualmente

12.g Volontari, Volontari del Servizio Civile Volontario e Tirocinanti

I volontari sono coloro che, condividendo l’ispirazione carismatica di San Luigi Guanella, spontaneamente decidono di affiancare la comunità religiosa e gli operatori negli ambiti di vita quotidiana. Dopo aver partecipato ad un colloquio attitudinale e ad alcuni incontri di formazione, collaborano con una significativa presenza programmata, secondo giornate e orari concordati, alla vita della Comunità Educativa.

Inoltre, agli educatori possono aggiungersi volontari del servizio civile e/o tirocinanti, che pur non ricoprendo ruoli diretti nel campo educativo aiutano in modi diversi, secondo capacità, nell’azione educativa.

12.h Personale ausiliario

Fa parte della grande famiglia della Casa(Comunità Educativa) e sono anch’esse figure educative, non in senso stretto, ma con l’esempio e la testimonianza del loro lavoro nei diversi settori della Casa.

Tutto il personale mostra ai nostri ragazzi l’aspetto materno di cura e comprensione. Partecipano all’offerta formativa umana e cristiana.    

12.i Medico di famiglia

Esercita il suo ruolo professionale promuovendo la salute dei minori ospiti, prevenendo le malattie e fornendo terapie, prescrizioni e ricette. La scelta del medico di famiglia, o di fiducia, si compie al momento dell’ingresso del minore in comunità.

L’attività principale viene svolta presso il suo studio medico, ove si possono effettuare le visite ambulatoriali rivolte ai minori ospiti. Lo studio è di norma aperto cinque giorni la settimana, strutturato in turni di accesso tra mattina e pomeriggio. L’accesso alla visita ambulatoriale avviene secondo le modalità e negli orari indicati dal medico. Se necessario, sono possibili visite domiciliari.

Per ogni minore ospite gli educatori tengono la scheda sanitaria da esibirsi a richiesta del medico.

12.l La riabilitazione

  • Fisioterapia al fine di recuperare, dove ce ne fosse bisogno, le potenzialità motorie, l’intenzionalità del movimento e il benessere psico-fisico
  • Nuoto (presso una piscina del territorio) per migliorare la condizione generale e favorire il rilassamento, utilizzando le proprietà fisiche dell’acqua
  • Logoterapia al bisogno, per garantire il trattamento delle patologie del linguaggio e della comunicazione
  • Riabilitazione cognitiva finalizzata al potenziamento e mantenimento delle abilità cognitive quali memoria, attenzione, orientamento temporale e spaziale ecc.
  • Psicomotricità presso palestra attrezzata interna alle comunità
  • Musicoterapia per sviluppare capacità percettive, di scansione del ritmo e dei tempi e come mezzo di comunicazione non verbale, stimolo per esprimere pensieri ed emozioni
  • Danzaterapia al fine di lavorare sugli aspetti emotivi, cognitivi, comportamentali e fisici della persona con interventi di tipo corporeo
  • Teatroterapia viene definita la messa in scena dei propri vissuti, nel contesto di un gruppo, con il supporto di alcuni principi di presenza scenica che derivano dall’arte dell’attore. La teatroterapia consente di superare periodi di disagio, di sviluppare le proprie risorse interiori e di accedere a risorse fondamentali per la propria salute e per il proprio equilibrio interiore, aprendo nuove vie ad esperienze di trasformazione e di guarigione
  • La Risoterapia che ridere faccia bene alla salute ormai è noto a tutti. Ma, forse non tutti sanno che a sostegno del potere benefico della risata sono stati effettuati, soprattutto in questi ultimi anni, numerosi studi clinici che hanno dimostrato come un atteggiamento ottimistico aiuti il processo di guarigione per diverse malattie 
  • La lettura come benessere Leggere è soprattutto pensare, è collegare idee con immagini, emozioni, sensazioni, parole ed è compiere un percorso interiore. Lettura come strumento di crescita personale o anche utilizzo di libri durante una terapia come strumento terapeutico.
  • Pet therapy: attraverso convenzione con centri specializzati, terapia assistita con gli animali finalizzata a promuovere e migliore le funzioni fisiche, sociali, emozionali e cognitive della persona, attraverso interventi mirati su specifici obiettivi
  • Alfabetizzazione informatica apprendimento dei principali programmi informatici e di foto-ritocco

12.m Interventi educativi

                     attività di vita quotidiana per migliorare e rafforzare le autonomie di base

  • laboratorio cognitivo espressivo finalizzato al potenziamento dei processi cognitivi di base ed allo sviluppo dell’espressione di sé attraverso l’utilizzo di materiali e tecniche specifiche
  • laboratorio musicale per favorire il rilassamento corporeo e stimolare il benessere psicofisico
  • laboratorio polivalente per intervenire su aspetti multidimensionali della persona utilizzando tecniche materiali diversificati
  • laboratorio del legno per facilitare la libera espressione e la creatività attraverso la valorizzazione del lavoro individuale e di gruppo
  • laboratorio di agraria, attività di serra e di floricoltura per seguire tecniche di piantagione di ortaggi e verdure, piante aromatiche e floreali, manutenzione ordinaria del verde che circonda la Casa
  • laboratorio di allevamento con attività di accudimento per piccoli animali, per usufruire di tutti i benefici che derivano dal contatto e dal prendersene cura;
  • attività sportiva per lo sviluppo e potenziamento delle capacità senso-motorie;
  • attività educativa e formativa inerente la sessualità, diversificata a seconda dell’età e del genere;
  • attività ludico-sociale per consolidare il rapporto con gli altri e promuovere capacità di comunicazione e collaborazione nel rispetto delle regole del gruppo;
  • nei mesi di giugno, luglio ed agosto viene impostata una nuova organizzazione adeguata al periodo estivo. Si sperimentano nuovi laboratori occupazionali. Si programmano con maggior frequenza uscite, anche di una giornata. Inoltre, vengono organizzati i soggiorni estivi: quello montano a Saint Marcel (AO) e quello marino a Torre Canne. Queste esperienze rientrano nel programma riabilitativo di generalizzazione degli apprendimenti e rappresentano un momento di verifica degli obiettivi raggiunti. I ragazzi che ne hanno la possibilità, rientrano in famiglia per trascorrere qualche settimana con i propri cari.
  1. 13)Formazione morale e religiosa per garantire a tutti il diritto di far esperienza di Dio, attraverso catechesi e momenti di preghiera.

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