Don Sante Perna

DON SANTE PERNA

I segni della missione dispiegati da don Sante Perna sul territorio fasanese nella prima metà del 1900 sono leggibili nelle opere materiali e immateriali del suo apostolato.

Fu fondatore del primo Circolo di Azione Cattolica, fondò l’asilo infantile “Ignazio Ciaia”, chiamando le Figlie di Sant’Anna a gestirlo, per otto anni fu direttore spirituale della Compagnia delle dame della carità, da lui  fondata a Fasano, fu cappellano dell’ospedale cittadino, svolse la funzione di direttore della Confraternita del SS.mo Sacramento e fu il primo fasanese iscritto all’albo dei giornalisti.

I suoi molteplici interessi speculativi, che spaziavano dalla pittura all’architettura, dalla letteratura alla critica, dalla linguistica alle scienze naturali, erano incardinati su una particolare attitudine all’azione e al fare, in una dimensione olistica dell’esperienza esistenziale.

I traguardi descritti sono stati complementari alle sue principali iniziative: costruì la chiesetta di Cocolicchio, di cui fu curato per circa trent’anni; realizzò la Casa degli orfani, dedicata al Sacro Cuore; fu economo curato e poi parroco della chiesa di Sant’Antonio.

Tutto questo egli fece, ispirato de una fede profonda e da un autentico amore oblativo verso gli umili, i più poveri e gli emarginati.

La fede ci rende pellegrini con il bastone, ci fa calzare gli scarponi da viaggio, ci spinge sulla strada, tirandoci fuori dal salotto.

Don Sante ci ha insegnato che il vedere con gli occhi dell’amore significa partecipare e condividere le differenze, mettersi dalla parte degli altri, soprattutto dei più deboli, dei bisognosi, di coloro che sono aggrediti dalle diverse povertà; ci ha insegnato che amare è “farci prossimi”, sentire le criticità degli altri come proprie, soffrire per le sofferenze degli altri, star male perché gli altri stiano bene.

Don Sante svolse la sua missione senza grandi avvenimenti, senza ansie di carriera. La sua vita fu declinata sul pentagramma dell’umiltà, che è il sentimento di colui che serve, di colui che ama, di colui che prova più gioia nel dare che nel ricevere.

Per la ricchezza di tante virtù, soprattutto della carità, può essere posto a fianco ai grandi Santi della carità.

Il fasanese don Pasquale Guarini, vicario vescovile, definì don Sante il “don Bosco di Fasano”.

        (ragazzi in preghiera alla tomba di don Sante)

L’amore per i più poveri, per le esistenze problematiche e per le “pietre di scarto” della società, avvicina don Sante a don Guanella, che conformò la sua esistenza ai parametri della modestia e dell’umiltà, della delicatezza e della semplicità.

Uno spirito francescano impregna il magistero e le opere di don Sante e intercetta il francescanesimo di don Guanella e di don Bosco, entrambi appartenenti alla famiglia francescana, tramite il Terz’Ordine, di cui facevano parte.

Con le opere, che ci ha lasciato, don Sante rimane onore e vanto della comunità fasanese e, con le sue virtù vissute intensamente, faro luminoso per tutti coloro che vogliono seguire gli insegnamenti evangelici, mettendosi al servizio dei bisognosi.

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